Ma perché Leila ha cambiato nome in Leia?

Ho provato a masticare a lungo l'ottavo episodio della saga di Star Wars e devo dire che nonostante tutto il mio impegno non sono riuscito a mandarlo giù del tutto.

Ci sono alcune cose che mi sono rimaste sul gozzo – oh sia chiaro, sono tutte osservazioni personali – che non vogliono avere la pretesa di sconsigliarne la visione o di declassare a spin-off la terza trilogia, ma secondo me vanno approfondite perché sono specchio dei tempi.

L'eclatante colpo di scena del precedente capitolo, cioè la morte di Han Solo, già mi aveva fatto presagire che gli eroi protagonisti di sempre non avrebbero resistito a lungo, incalzati dal bisogno di novità e dalle nuove generazioni. Luke senza Han è come Chube senza peli, come Leila senza crocchie, come la spada laser senza "swish-swong".

Del resto anche nella seconda trilogia, quella venuta dopo, ma che va messa prima di quella prima che però va vista dopo, i protagonisti erano i genitori di altri protagonisti. Questo fatto dei primi tre che in realtà sono i "secondi" tre crea confuzione come un telecomando della tv con la Fininvest registrata prima della Rai e non credo che esista nessuno, a parte forse i miei figli, che li abbia visti nell'ordine temporale corretto.

Quello che non ho digerito dell'ultimo episodio sono la mancanza di originalità ed il conseguente utilizzo di controstereotipi per riuscire lo stesso a dare una parvenza di novità interessante e tenere alto il desiderio di vedere come va a finire.

Nei primi cinque minuti ho creduto di aver sbagliato sala e di essere finito a vedere il nuovo Balle Spaziali (Spaceballs): quell'imbarazzante comunicazione fintamente disturbata tra il generale Hux e il pilota Poe Dameron che gioca sull'incomprensione di pronuncia Hux-Fax non trova giustificazione. Non nel paese che ha avuto fior fior di doppiatori. Non dopo Frankenstein Junior. Che poi cosa mai poteva significare "fax" tanto tempo fa in una galassia lontana lontana?

La banalità della storia che si ripete fa cadere le braccia. Che Kylo Ren era un infelice, indeciso, incontentabile, inetto, in…, in…, in… eccetera, era chiaro fin dalla prima immagine di lui. Emulatore del nonno, anche il cattivo supremo gli dice di levarsi quella ridicola maschera, ma probabilmente senza quella, Kylo Ren, Kylo Cagava? E la storia di pentirsi e uccidere il super cattivo con l'ultimo colpo di reni … già visto in Star Wars VI (o III).

E poi … ma che palle questi uomini mestruati e isterici come un pullman di groupies che va al concerto dei Take That il giorno che si sono sciolti. L'unico che pare decente, ma poi invece no, è Finn che alla fine perde la bussola e viene salvato dall'ennesima donna.

Vero è che dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna, ma qui davanti a delle grandi donne sono stati messi solo un branco di coglioni. Primo fra tutti Luke!

Fantasticavo, alla fine del settimo, che lui di fronte alla sua vecchia spada laser avrebbe fatto scintille, preso in braccio Rey (che magari poteva essere una sua nipote per una qualunque delle linee traverse delle trame di un film di fantascienza) e sarebbe corso giù dalle colline dell'eremo irlandese dove si era ritirato, per tornare a combattere il lato oscuro.

No, lui la butta via. E quando Rey insiste lui fa "gne gne" e chiude la porta di camera sua. Poi piange, poi ricorda, allora si alza, per poi si risiede, e piange ancora, poi ci ripensa, crede di amare Ridge, però no Brooke è meglio, ma è nonna di suo figlio, allora esce (anche perché Rey gli ha fatto saltare in aria la porta) e gli dà una possibilità.

Intanto che Rey aspetta che Luke finisca di registrare la settordicimilionesima puntata di Starbeautiful, si vede con l'altro indeciso del film. Esatto, il sociopatico Kylo Ren, che anche lì è tutto un non melo dimmelo, non mela dammela, non mi toccami … e Rey, che è cresciuta da sola con un robot fatto con una palla sola, crede normale che anche tutti gli uomini che si trova davanti siano monorchidi e instabili (come il robot con una palla sola, appunto).

Non parliamo dei comprimari, il più isterico, violento e attaccabrighe è il pilota di ala X Poe. Lui risolve tutto con il martello e se la cosa non si risolve, allora è perché ci vuole un martello più grosso. Troppo spesso la principessa lo deve rimettere al suo posto perché non riesce a rispettare i gradi, il rigore degli ordini e la gerarchia dell'esercito. Eppure sarebbero caratteristiche maschili, non femminili. Ecco perché dico che il regista ha usato gli stereotipi, però al contrario. Non c'è una figura autorevole, eroica, salda e irreprensibile che non sia donna. Mentre gli uomini sono tutti sensibili, piagnoni e indecisi.

Il vice-ammiraglio (o vice-ammiraglia?) Holdo compie il gesto di sacrificio estremo, dona la vita, ma non per i propri figli (o almeno non solo), bensì per il proprio popolo, gesto estremamente ammirevole, ma quanto mai inusuale per una donna, che contrasta nettamente con i primi Star Wars, dove era Han (al quale è sempre andata di culo, dobbiamo ammetterlo) che si lanciava contro il nemico per proteggere Leila. Se non si fosse immolata le avrei comunque suggerito di cambiare stilista e acconciatore, o almeno di smettere di litigarci. Il suo personaggio è quanto di peggio si possa vedere nei B-movie degli anni 60. Neanche in Star Trek si erano mai azzardati ad usare quel colore per i capelli.

La frase epica che vale il film comunque è, tanto per cambiare, di una donna, Rose che salva Finn dalla sua follia suicida: "[…] è così che vinceremo. Non combattendo ciò che odiamo, ma salvando ciò che amiamo.".

Per il resto, vabbè, è una saga, manca un episodio, lo aspetto volentieri, l'importante è che però poi fate basta.

Filippo Fiani Written by:

One Comment

  1. 4 gennaio 2018
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    Caro Filippo, a me tendenzialmente non mi sono mai piaciute quelle serie perché le guardavano solo i fascisti. Dopo quello che mi scrivi tu …. ho perso anche la curiosità. Però non puoi spoilerare cosi …..

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