IKEA Family

Ci sono due posti dove non si va da soli: al cinema e all’IKEA. Se nel primo caso la proiezione di film per adulti legittima l’eccezione alla regola, nel secondo caso non esiste nessuna motivazione valida (se sei uomo, cisgender maschio, XY, con il pacco come miss Italia) che giustifichi l’ingresso alla mostra svedese più replicata del mondo, senza una moglie che ti costringa, oppure un gruppo di amici ubriachi o un cane per ciechi drogato.

Contravvenendo quindi a la regola, scolpita dal profeta Ingvar Kamprad su una tavola di betulla conservata a Sèvres, tra il metro campione e le radici cristiane dell’Europa, ieri, ci sono andato, da solo.

Ho da subito percepito l’anomalia, che il mio essere solo generava, nella dimensione spaziotemporale di quell’immensa struttura, fatta per accogliere tante piccole società naturali fondate sul matrimonio, il più delle volte anche corredate da tanti piccoli elfi, alti mediamente quanto le striscioline di carta reperibili all’ingresso, che da subito iniziano a saltare su ogni materasso o sgabello gli si pari davanti.

Sono stato l’unico, tra quelli che hanno parcheggiato vicino a me, a: scendere, chiudere l’auto e dirigermi all’ingresso nello stesso tempo che avete impiegato a leggere questa frase. Tutti gli altri hanno dovuto nell’ordine:

  • Parcheggiare.
  • Riparcheggiare più distante dall’auto di fianco per evitare che l’elfo distratto vi fracassasse lo sportello aprendolo.
  • Sganciare un numero variabile di cinture posteriori.
  • Scaricare passeggini.
  • Aprire passeggini.
  • Recuperare un elfo e metterlo nel passeggino.
  • Prendere borse e borsetti dall’auto.
  • Rimettere un elfo, possibilmente lo stesso, nel passeggino.
  • Chiudere la macchina.
  • Avviarsi all’ingresso.
  • Tornare alla macchina per depositare oggetti inutili di varia natura trafugati dagli elfi.

Ascensore, musica lounge.

Quello che solitamente contraddistingue il maschio agli acquisti è la decisione, la determinazione, la rapidità e la resistenza al sirenaico richiamo degli oggetti esposti; per cui noi si va diretti alle coordinate esatte, si reperisce l’oggetto, lo si paga e se ne fruisce. Per questo ci potete veder uscire (orrore) da un negozio di scarpe con quelle nuove ai piedi e quelle vecchie nella scatola. In un tempo, al netto della coda per pagare, di 4/6 minuti, in funzione della superficie del negozio.

All’IKEA questa nostra capacità viene inibita da un subdolo sistema disorientante, messo a punto nel secolo scorso e ponendo le betulle a rischio estinzione. Qui gli articoli vengono infrattati negli angoli più reconditi da quel disprassico d’un merlo del Quesito con la Susy, che però si è guardato bene dal lasciare il benché minimo indizio.

Senza una donna che sappia trovare il sottovaso perfetto, fuori della finestra finta di una cucina .zip, noi siamo come bussole in un microonde. Si frulla in quelle gimkane come bischeri sciolti e alla fine siamo cotti come pere.

Anche perché un’altra caratteristica maschile è quella di non chiedere mai indicazioni per strada e la mostra dell’IKEA è una Salerno-Reggio Calabria arredata. Prima di rivolgersi ad un addetto è più facile che noi presentiamo domanda di assunzione per agire dall’interno, nella massima discrezione.

Scale, via breve per le camere da letto

Sono stato così a lungo al reparto “IKEA per i piccoli” che sono entrato cercando cose per i miei figli e sono uscito con prodotti per i miei nipoti. Ho camminato così tanto, su e giù, a destra e sinistra che adesso sorvolando il reparto con un Cessna si possono osservare linee simili a quelle di Nazca. Si distinguono chiaramente “la chiocciol@” e “l’#as#tag”, usati per twittare moccoli contro chi ha progettato quel budello in stato di ebbrezza.

Confuso e spaesato ho iniziato a incidere tacche negli spigoli dei mobili vicino ai quali ero sicuro di essere passato più e più volte, sempre alla ricerca del fasciatoio SUNDVIK, o degli sgabelli MAMMUT. Alla fine, quando ho compreso che tra un giro e l’altro, gli addetti avevano il tempo di smontare e riposizionare le camerette, ho ceduto ed ho raggiunto il punto informazioni.
Qui una signorina, gentilissima, paziente e comprensiva solo come può essere chi è abituato a lavorare con i malati alzheimer (condizione alla quale ero prossimo), mi porta per mano di fronte al SUNDVIK, accenna con un movimento angelico del polso agli accessori a latere posti e tutto mi si illumina.

Voi non potete capire il livello di mimetismo che possono raggiungere gli articoli presenti nella lista di quello che si deve comprare. Loro ci sentono da reparti di distanza e usano i mantelli confezionati a Lothlórien per nascondersi. E i piccoli elfi che ci portiamo dietro lo sanno benissimo, ma si guardano bene dal dircelo.

Senso di leggerezza, recupero coordinate del pezzo in magazzino

Adesso posso passare alla fase maschia della giornata, o di quello che ne rimane, quindi scendo al piano di sotto. Posso dedicarmi all’attività artistico-funzionale di componimento carrelli, dove unisco l’ottimizzazione dei percorsi tra gli immensi corridoi, alla cura di mettere le confezioni più grosse sotto e quelle più piccole sopra.

A volte mi faccio prendere la mano e carico l’unico carrello che mi ostino a prendere cosi tanto da sentire distintamente le maledizioni che le ruote mi lanciano, sintetizzate in cigolii. Due carrelli infatti no, sono scomodi. Rallenterebbero la gara tra noi e la famiglia entrata con noi, ma che adesso è leggermente indietro, in difficoltà perché la moglie l’ha convinto a comprare uno specchio. E lo specchio lo sappiamo è l’unica cosa che all’IKEA non imballano nel cartone, ma la avvolgono nel domopak cinese.

Il vetro non può essere messo né sotto né sopra; né tantomeno di lato. Troppo fragile, troppo delicato. Se compri uno specchio devi prendere anche l’accessorio SHEERPA, il portatore aggiunto che si preoccuperà di salvaguardarlo fino alle casse, dopodiché saranno comunque cavoli tuoi.

Altro lungo capitolo servirebbe per descrivere l’arte dell’auto-tetris, necessaria a non cadere nell’onta del reso immediato, ma vi risparmio ulteriore tedio giungendo alle conclusioni.

La mia gita all’IKEA è risultata zoppa, mi è mancata la controparte attenta al viaggio piuttosto che alla destinazione. Sono stato completamente concentrato sul fine e non sul mezzo, per questo mi sono sicuramente lasciato sfuggire il regalo per i miei figli, il pezzo di ricambio per qualcosa di usurato o anche solo la stupidaggine inutile ma divertente, quella che poi quando arrivi a casa e la trovi in fondo alla borsa blu, ti domandi che diamine te ne farai mai.

In ogni momento che ho avuto delle difficoltà, mia moglie sarebbe stata la soluzione e avrebbe saputo indirizzare meglio le mie energie sparate nel mucchio. Allo stesso tempo io sarei stato efficiente al solito modo, nei settori di mia competenza, sotto il suo sguardo compiaciuto.

La prossima volta che vi vengono a raccontare che l’uomo e la donna sono uguali, perfettamente intercambiabili, assolutamente omologhi, andate a fare un giro all’IKEA e osservate gli uomini soli, sbattere sulle vetrine BILLY come falene sui lampioni e le donne cercare di introdurre intere cucine con elettrodomestici nelle loro 500L, senza ribaltare i sedili posteriori.

Sì, signore, i sedili posteriori della 500L si ribaltano.

Zaphod Written by:

Zaphod Beeblebrox, ex Presidente della galassia, è un essere con due teste e tre braccia. È l'inventore del "Gotto Esplosivo Pangalattico" ed è l'unica persona in grado di berne più di tre in una sola volta. È stato eletto per sette anni consecutivi "Essere Senziente Peggio Vestito dell'Intero Universo". È stato descritto anche come "il Migliore Bang dopo il Big Bang". Proviene da un pianeta prossimo a Betelgeuse, ed è "quasi-cugino" di Ford Prefect (con cui "condivide tre madri"). È stato l'unico essere a sopravvivere al Vortice della Prospettiva Totale. Zaphod è sempre indaffarato a realizzare alcuni programmi, senza preoccuparsi di essere in grado di farlo, ma semplicemente seguendo il suo destino.

5 Comments

    • Zaphod
      30 settembre 2015
      Reply

      Se volevate un’ulteriore dimostrazione che a me dell’orientamento sessuale delle persone non importa assolutamente niente …

  1. Artemide Almeria Baraldi
    29 settembre 2015
    Reply

    La propaganda giender, nella mia persona, La ringrazia sentitamente per aver citato l’azienda con la maggior percentuale di dipendenti LGBT che esista sul globo terracqueo, egregio sig. Fiani. Mi raccomando, se dovesse capitare nella sezione Water Closet, Le consiglio vivamente di non adocchiare quelli a pedali: pare che siano difettosi… 😀

  2. Clo
    30 settembre 2015
    Reply

    Boh, sono donna ma da ikea mi comporto esattamente nello stesso modo. Penso che le persone abbiano caratteri e caratteristiche diverse, mescolate, e che sia piuttosto ridicolo continuare a cercare di definirsi sulla base di questo o quel comportamento. Sono donna E QUINDI accogliente ed empatica…anche no, sono un po’ misantropa e solitaria. Sono donna E QUINDI mi occupo degli altri…anche no, quando lavoro dimentico persino di mangiare io, figurati se ricordo di portare le caramelle per gli altri. Non ho cerotti nel mio cassetto, nè moment, nè pastiglie per la gola, e non sono freddolosa, accidenti.
    Sono donna, è ovvio, lo sono e basta, non ho bisogno di ripeterlo ogni cinque minuti dicendo quanto mi piacciono pizzi e brillantini (che no, non apprezzo molto).
    Non capisco per quale ragione sia necessario definirsi e auto-limitarsi, per quale ragione è necessario costruire delle scatole nelle quali chiudersi. Non è bello poter essere quello che si vuole quando si vuole? nel senso, sono donna, ma mi piace “pescare” tra le caratteristiche che “mi stanno meglio”, senza stare a pensare che sono “da donna” o “da uomo”.
    Anche perchè che siano da donna o da uomo chi lo decide? a parte la biologia che ci distingue, chi decide che a mia figlia piace di più il rosa e i tutù e a mio figlio le spade e la lotta? Peraltro il colore preferito di mia figlia è il giallo, e il blu, come dice lei.
    E vi assicuro, non nascondo il fatto di essere donna. Basta guardarmi. Preparo il pane fatto in casa e aggiusto rubinetti all’occorrenza.
    Spero che mia figlia possa crescere diventando e facendo quello che vuole, senza doversi necessariamente comportare in un modo “perchè donna”, senza autolimitarsi.

    • Zaphod
      30 settembre 2015
      Reply

      Ma certo, chi può permettersi di dire il contrario? Solo che questo è il mio blog, il mio articolo, il mio riferimento a me stesso e a mia moglie.
      Qui parlo io e parlo di me e di coloro a cui voglio bene e di cui mi preoccupo.
      Lei non vede il motivo di ribadire che è donna ogni 5 minuti, ok, ma ha bisogno di ribadire con forza che è diversa.
      Perché? Forse perché comunque lo stereotipo esiste e per somiglianza o differenza, a quello è necessario fare riferimento.

Rispondi